domenica 10 aprile 2011

Settenario all'Addolorata: 8-14 aprile 2011

Anche a Terlizzi lo scorso venerdì 8 aprile è iniziato il Settenario in onore dell'Addolorata. Questo viene recitato nel Santuario della Regina del SS. Rosario dove è venerato il simulacro dell'Addolorata portata in processione il Venerdì Santro.
Il Settenario viene recitato ogni pomeriggio alle 18.15 . Presiede don Roberto de Bartolo padre spirituale della Confraternita del SS. Rosario.


Oh Maria, dolce mio bene
fa che pure nel mio cuore
siano impresse le tue pene







Al termine del Settenario viene intonato il tradizionale Canto alla Desolata, inno di origine bitontina che è largamente in uso durante i riti quaresimali terlizzesi.

Testo e foto di Francesco De Nicolo

domenica 3 aprile 2011

Appuntamenti aprile 2011 nella Diocesi

Domenica 1 aprile
Molfetta:
ore 18.00 Pio esercizio del Venerdì di Quaresima presso la chiesa di S. Stefano.


Domenica 3 aprile
Molfetta:
ore 18.30 Pio esercizio della Pietà presso la chiesa del Purgatorio.

Venerdì 8 aprile:
Terlizzi:
ore 18.15 Inizio del Settenario all'Addolorata presso il Santuario del SS. Rosario;
ore 20.00 Da Piazza Cavour parte la Via Crucis condotta dal Vescovo che percorrerà le vie del centro storico.
Molfetta:
Settenario all'Addolorata presso tutte le parrocchie della città e presso le chiese confraternali del Purgatorio e di Santo Stefano;
Ruvo di Puglia : Settenario all'Addolorata
Giovinazzo : Settenario all'Addolorata

Giovedì di Passione 14 aprile:
Molfetta:
ore 20.00 Concerto di Marce funebri presso la chiesa del Purgatorio.

Venerdì di Passione 15 aprile:
Terlizzi:
Processione dell'Addolorata dalla chiesa di Sant'Ignazio al Calvario dove viene recitata la supplica;
Molfetta:
ore 16.00 Processione dell'Arrolorata
Ruvo di Puglia:
ore 17.00 Processione della Desolata dalla chiesa di San Domenico
Giovinazzo:
Processione dell'Addolorata

Domenica delle Palme 17 aprile:
Molfetta:
ore 20.00 Concerto di Marce funebri presso la chiesa del Purgatorio.

Lunedì Santo 18 aprile:
Molfetta:
Processione del Crocifisso fino la Basilica della Madonna dei Martiri.
Terlizzi:
ore 19.00 Via Crucis per le strade del quartiere Immacolata. Al termine concerto di marce funebri in Largo Plebiscito.


Martedì Santo 19 aprile:
Molfetta:
Rappresentazione della Passione vivente nel centro storico.

Mercoledì Santo 20 aprile:
Terlizzi:
ore 19.00 Concerto di Marce funebri nella chiesa dei Santi Medici;
Molfetta:
ore 19.00 Ufficio delle Letture presso la Chiesa di S. Stefano

Giovedì Santo 21 aprile:
Terlizzi:
ore 19.30 Visita ai repositori delle "sette chiese";
Molfetta:
ore 19.00 Concerto di Marce funebri in Corso Dante;
Ruvo di Puglia:
Visita ai repositori;
ore 02.00 Processione degli otto Santi dalla chiesetta di San Rocco;
Giovinazzo:
Visita ai repositori.

Venerdì Santo 22 aprile:
Terlizzi:
ore 19.00 Partenza della processione dei Misteri da Piazza Duomo;
ore 24.00 Arrivo della processione in Piazza Cavour, preghiera con il Vescovo
Molfetta:
ore 03.30 Inizio uscita dei Misteri dalla chiesa di S. Stefano;
ore 04.00 Uscita di Cristo Morto;
ore 12.30 Rientro della processione
Ruvo di Puglia:
ore 15.30 Processione del Cristo Morto dalla Chiesa del Carmine alla Chiesa del Purgatorio;
ore 17.00 Rientro del Cristo Morto alla Chiesa del Carmine;
ore 17.30 Inizio della Processione dei Misteri dalla chiesa del Carmine.
Giovinazzo:
Processione dei Misteri

Sabato Santo 23 aprile:
Molfetta:
ore 11.15 Processione della Pietà dalla chiesa del Purgatorio
ore 21.30 Rientro della Pietà
Ruvo di Puglia:
ore 16.30 Processione della Pietà dalla chiesa del Purgatorio

Domenica di Pasqua 24 aprile:
Ruvo di Puglia:
ore 09.30 Processione di Cristo Risorto dalla chiesa di S. Domenico
ore 12.30 Scoppio delle Quarantane

venerdì 4 marzo 2011

Confronto sulle statue di Ecce Homo di Terlizzi e Molfetta

Quello che segue è un piccolo confronto tra le statue dell'Ecce Homo delle città di Terlizzi e di Molfetta.
Il confronto è stato realizzato da Francesco De Nicolo su foto di Francesco De Nicolo per la statua di Terlizzi e foto di Maria Cristina Roselli e tratte da internet per la statua di Molfetta.
Mi scuso per alcuni problemi nella grafica e per eventuali errori nelle informazioni sulla scultura molfettese (tuttavia non imputabili alla mia persona ma alla fonte).





TERLIZZI

MOLFETTA




Statua


Ecce Homo

Cristo alla canna




Materiale

e lavorazione


Cristo:legno con la lavorazione cosiddetta estofado de oro.

Cristo: legno




Stile


napoletano con influenza iberica

secondo la tradizione è manodopera veneziana





Stato di conservazione


Molto buono, recentemente restaurata


Tarlatura piuttosto evidente (fermata con potenti veleni)




Periodo


prima metà del XVII sec.

forse nel 1525




Artista


artista locale

secondo la tradizione: Giacomo Fielle




Note


La scultura appartiene ad un gruppo smembrato di cinque statue lignee raffiguranti i cinque misteri del dolore.

La statua appartiene ad un gruppo di cinque statue che secondo la tradizione fu acquistato a Venezia da un mercante che richiedeva una grazia per il figlio malato.




Luogo


Parrocchia dei Santi Medici (Via Piave)

Chiesa di Santo Stefano (Piazza Mazzini)




Portatori


Confraternita dei Santi Medici (mozzetta rossa)

Confraternita della Purificazione (mozzetta gialla)




Volto





Mani





Veste





Profilo



venerdì 7 gennaio 2011

Confronto sulle statue di Gesù nell'Orto di Terlizzi e Molfetta

Quello che segue è un piccolo confronto tra le statue di Gesù nell'Orto degli Ulivi delle città di Terlizzi e di Molfetta.
Il confronto è stato realizzato da Francesco De Nicolo su foto di Francesco De Nicolo per la statua di Terlizzi e foto di Maria Cristina Roselli e tratte da internet per la statua di Molfetta.
Mi scuso per alcuni problemi nella grafica e per eventuali errori nelle informazioni sulla scultura molfettese (tuttavia non imputabili alla mia persona ma alla fonte)



TERLIZZI
MOLFETTA

Statua
Gesù nell’orto
Gesù nell’orto

Materiale
e lavorazione
Cristo:legno con la lavorazione cosiddetta estofado de oro.
Angioletto: cartapesta
Cristo: legno

Stile
napoletano - spagnolo
napoletano 


Stato di conservazione


Necessiterebbe di restauro.

Buono

Periodo
prima metà del XVII sec.
originale: forse nel 1525
copia: prima del 1859

Artista
artista locale
originale:Giacomo Fielle
copia: Gaetano La Rocca

Note
La scultura appartiene ad un gruppo smembrato di cinque statue lignee raffiguranti i cinque misteri del dolore.
La statua è una fedele copia di quella cinquecentesca distrutta irreparabilmente nel XIX sec probabilmente a causa del tarlo.

Luogo
Chiesa di Santa Lucia (Piazza Cavour)
Chiesa di Santo Stefano (Piazza Mazzini)

Portatori
gruppo di laici
Confraternita di Maria Assunta in Cielo

Volto

Mani

Veste




Profilo

Angioletto

venerdì 3 dicembre 2010

La Confraternita del Santo Monte dei Morti

Come a Molfetta, anche a Terlizzi, un tempo esisteva un pio sodalizio che si occupava del culto dei morti e delle anime purganti.

La Confraternita del Santo Monte dei Morti, in tempi più recenti chiamata semplicemente Congrega della Morte, nacque ad opera di un gruppo di zelanti professionisti e di nobili, con a capo l’avvocato Cesare Zappa, in una chiesetta al di fuori delle mura medioevali dedicata a Santa Maria Maddalena.

La confraternita riscosse, col tempo, il grande favore della gente, soprattutto tra le classi più basse che non potevano permettersi una degna sepoltura, garantita invece a tutti i confratelli nelle cripte della Chiesa della Maddalena.

A distanza di qualche decennio, nella stessa chiesa trecentesca, andarono a insediarsi due nuovi sodalizi: quello di San Carlo Borromeo, fondato pochi anni dopo la santificazione del cardinale milanese da un gruppo prevalentemente composto da aristocratici terlizzesi, e quello dell’Immacolata che secondo il progetto iniziale doveva inglobare i due precedenti.

A questo punto fu indispensabile per le tre confraternite disporre di una chiesa più grande poiché l’antica chiesetta era diventata ormai inadatta ad accogliere la moltitudine di fedeli.

E così nell’area antistante il tempietto trecentesco, venne costruita la nuova chiesa, dedicata al Santo Monte Purgatorio e corrispondente alla navata centrale dell’attuale chiesa dell’Immacolata.

A destra e a sinistra di quest’aula, pian piano, i signori locali vi federo aprire delle cappelle, che nell’Ottocento vennero messe in comunicazione tra loro, rendendo la chiesa a tre navate.

Ai principi del Settecento, per volontà testamentaria del nobile Antonio Lioy, andò a formarsi, sulla falsariga del capitolo collegiale di S. Michele Arcangelo, ma in antitesi a questo, un capitolo composto da dodici canonici con a capo un Prefetto, che il popolo non esitò a chiamare selvaggio (illegale). Il Monsignore Antonio Pacecco, in visita apostolica a Terlizzi, vide di buon occhio quella istituzione per il suo allineamento all’autorità del vescovo diocesano. Intervenne anche personalmente per consolidare le tre confraternite, unendole sotto l’unico titolo di Monte dei Morti o Purgatorio e dotandole di uno statuto sociale.

I tre sodalizi unificati ebbero il regio assenso con decreto datato 19 ottobre 1776.

Negli ultimi decenni dell’Ottocento, essendosi ridotto notevolmente il numero dei membri, la Congrega della Morte divenne il tronco sul quale si innestò la nuova confraternita della Madonna del Riposo.

Alla ricerca di una propria identità, il sodalizio acquistò nel 1920 l’oratorio privato della famiglia Carelli dedicato ai tre patroni biscegliesi Sergio, Mauro e Pantaleone, che assunse in seguito il nuovo titolo di Chiesa della Madonna del Riposo.

Dopo qualche anno, però, la confraternita si scisse in due tronconi: uno continuò a esercitare nell’oratorio di Torre Carelli mantenendo il titolo di Madonna del Riposo, e l’altro tornò a riappropriarsi dell’antico titolo del Santo Monte del Morti trasferendosi nella chiesa del cimitero, laddove la confraternita continuò il culto dei morti e del suffragio delle anime.

Durante le ricerche di queste informazioni, mi sono imbattuto in una curiosa testimonianza di Mons. Gaetano Valente che ricorda la figura austera di un vecchio confratello che, alla stregua degli incappucciati medioevali, con un teschio di legno ben lucido su una mano e un campanello nell’altra, girava nelle strade del paese e fermandosi, a voce spiegata, gridava: “ricordatevi dei poveri morti”, senza mai mancare di suscitare la pietà dei buoni per qualche spicciolo, che raccoglieva nel suo teschio-salvadanaio e che poi la congrega devolveva per messe in suffragio.


Testo e foto di Francesco De Nicolo

Le due foto: altorilievo di teschio nella parrocchia Immacolata; chiesa del cimitero


venerdì 5 novembre 2010

Il 2 Novembre a Terlizzi

E' un mistero tutto ciò che vive e muore nel creato. Di fronte alla morte l'anima dei nostri progenitori si riempiva di una nuova misteriosa paura: cosa è la vita?...Una speranza continua?...Un'illusione eterna?....Un sogno morente?...
Il nostro popolo ha cercato nel tempo le sue certezze e ci ha tramandato le sue risposte: sìm nòddə mùrtə; mén də nùddə sènz'u arrecùrdə (siamo niente dopo morti; meno di niente senza il ricordo).
Allora è dovere ricordare e, da tempo immemorabile, ci indicano come. Un tempo non c'era il Camposanto ed i morti si seppellivano negli "ossari" delle chiese. Non si usavano neanche le bare individuali ed ogni morto veniva trasportato in una cassa comune, portato a spalla da 4 persone di riguardo, scelte dalla famiglia. Per le fanciulle era d'obbligo che i 4 fossero celibi. Di qui un'antica e mesta canzone terlizzese: vulàiə murèiə, p sci 'ngùddə, àllə vacandèiə (voleva morire, per essere trasportata dai celibi).
Il corteo funebre era una vera e propria processione con le candele accese. In chiesa dopo la messa, il rito funebre si concludeva con la discesa del corpo del morto dell'ossario comune a tutti i parrocchiani, salvo i ricchi ed i nobili che avevano le loro cappelle o altari di famiglia all'interno della stessa chiesa. L'ossario comune consisteva in un ampio, chissà quanto tetro, "stanzone" con sedili di pietra lungo le pareti ed il "compare della ginocchiata", una persona di riguardo scelta dai famigliari del morto, dava, appunto, una ginocchiata al corpo perché rimanesse seduto accanto agli altri defunti. Pare che poi il corpo venisse ricoperto di calce e l'ultima operazione fosse la "incalciatura" : è questo l'antico nome della più recente "quarticèddə" che veniva mangiata in campagna, il giorno dei morti, nella pausa pranzo, la "murènnə" dei nostri contadini.
La mattina presto di ogni 2 novembre, da secoli ormai, i terlizzesi si alzavano, come al solito, per andare a lavorare nei campi. Verso le 3 di notte andavano in chiesa, assistevano alla messa ed all'officio dei morti e portavano con , nella bisaccia, la "incalcinata" o la "quarticèddə" invece del consueto "checùzzuə", la parte estrema della "sckanàta" o di altra forma di pane antico, cui si toglieva un po' di mollica, si farciva di ricotta e veniva poi richiusa, come un tappo, dalla mollica rimossa prima. La "incalcinata" era un pane dalla forma antichissima, conservata ancora oggi nel nostro "pizzarìddə" ed è un inno alla vita cantato dalla nostra gente proprio nel giorno dedicato ai morti. La "vescica piscis" è il simbolo della vita che continua, nonostante la morte, perché la natura ha eterne le sue primavere...
Il pane, da sempre, ha rappresentato la vita per il corpo e, per estensione, il corpo stesso.
La "incalcinata" deriva dalla farcitura con ricotta "asckuàndə", quasi un "imbiancare di calce", un "purificare" un corpo che potrebbe diventare immondo per malattia o per morte, E' questo il modo scelto dei nostri progenitori per esorcizzare la paura della morte. La "quarticèddə", più recente, prende il nome dalla quarta parte del peso che aveva il pane comune, confezionato in casa, dalla nostra gente.
Questo è un tipico pane votivo che sopravvive "incorrotto" da un pre-cristiano culto per un'antica dea dell'abbondanza e della fecondità.
La ricotta inforcita, usata come farcitura, oltre all'analogia con la calce, viene ulteriormente condita con peperoncino o pepe ed alici per dare più vitalità alla riuscita della colazione.
Poiché la "quarticèddə" non era certo la colazione adatta per i bambini, i nostri saggi progenitori preparavano loro la "còlv" (un dolce al cucchiaio). La "còlv" è, quasi sicuramente, un'usanza
ereditata dai cristiani di rito greco.

Testo di Olga Chiapperini
Foto do Francesco De Nicolo

venerdì 1 ottobre 2010

Delle differenze sul culto tra Terlizzi, Molfetta e Ruvo

Nello scorso post ho detto dell’affezione che i terlizzesi hanno verso la Settimana Santa, scartando la terza delle ipotesi avanzate.

Ma l’affezione avvertita dai terlizzesi è diversa da quella di molfettesi e ruvesi. Nella nostra città infatti, la processione dei Misteri fu introdotta, o meglio reintrodotta, solo agli inizi degli anni ’80 dello scorso secolo (forse nel 1979 ?). È quindi ancora in fase embrionale quel culto particolare e quella passione che invece caratterizza la vicina Molfetta.

Per ora, quindi, a Terlizzi la celebrazione della Passione “solo” il ricordo del sacrificio di Cristo per liberare il Mondo dal peccato; a Molfetta invece è qualcosa di più e le processioni si tingono di una particolare atmosfera di strana ma profonda fede che diventa talvolta talmente intensa da diventare quasi ossessiva, esaltata dal resto da quei gioielli della scultura, opere del genio dell’arte che la città ha avuto l’onore di dare i natali: Giulio Cozzoli.

Molti molfettesi, poi, sono tanto legati ai riti della Settimana Santa da avvertire nostalgia per questi persino in pieno periodo natalizio e molti, in cuor proprio, portano un vigile conto alla rovescia che termina il Venerdì di Passione, giorno della processione dell’Addolorata (opera di G. Cozzoli) e ricomincia il giorno stesso della domenica di Pasqua.

La Quaresima vissuta a Ruvo di puglia è forse una via di mezzo tra i culti di Terlizzi e Molfetta, infatti quell’atmosfera che ho descritto per la città di mare, si attenua notevolmente per essere prevalsa da uno spirito rievocativo che porta i ruvesi a effettuare nei sette giorni della Settimana Santa, ben cinque processioni a cominciare dal Giovedì Santo fino alla Domenica di Resurrezione.

Le ragioni di queste differenze tra Terlizzi e le altre due città della nostra diocesi, possono essere spiegate considerando il fattore tempo.

Come ho detto inizialmente, a Terlizzi la processione dei Misteri fu reintrodotta solo trent’anni fa, quindi manca ancora quella secolare esperienza che invece vantano le due altre città.

Per il momento, dunque, sono davvero poche le persone che contano i giorni mancanti all’arrivo della Settimana Santa; preferendo la maggior parte contare piuttosto i giorni che mancano alla Festa Maggiore e i più piccoli al 6 dicembre, giorno di S. Nicola.

Ribadisco comunque che la Passione è ugualmente sentita dalla popolazione terlizzese che numerosissima accompagnava, un tempo la Via Crucis e che oggi accompagna la processione dei Misteri dal suo inizio alla sua fine a mezzanotte inoltrata. La gente commossa e penitente osserva sconvolta i segni che ricordano l’inumano martirio a cui fu sottoposto il Figlio di Dio e con compassione si stringe intorno l’Addolorata il Venerdì di Passione.

*Testo di Francesco De Nicolo; foto tratta dal web